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Imparo a progettare per competenze. Un'esperienza.

di Cristiana La Capria

Vorrei qui raccontare come e quando ho finalmente acquisito una nuova prospettiva sul curricolo fondato sulle competenze. Tra la teoria e la pratica, si sa, passa più di un treno; a distanziarli è la rappresentazione mentale che fa da tramite tra noi ed il percepito, è la rappresentazione ad essere la più resistente al cambiamento. Personalmente ho davvero avvertito di percepire la mia relazione con la didattica e la progettazione in modo differente quando ho lavorato come docente ai corsi triennali di formazione professionale. Da qualche anno lavoro come docente di Lettere in un Istituto Professionale che, come tanti altri ormai, ha assorbito al proprio interno la gestione dei corsi triennali di istruzione e formazione professionale (IeFP), un tempo di totale pertinenza della Regione. Coloro che insegnano in questo tipo di corso hanno dovuto, già da alcuni anni, trasformare totalmente la struttura della programmazione didattica e, quindi, la struttura mentale con cui si rappresentavano l’insegnare.  Il precedente anno scolastico ho lavorato per il corso triennale con l’indirizzo di operatore aziendale che forma soggetti capaci di svolgere mansioni di tipo amministrativo e segretariale. Bisogna insegnare loro una professione e ciascuno dei docenti deve concorrere a promuovere lo sviluppo delle competenze previste dal corso. Un lavoraccio. La prima fatica è stata quella di rimuovere i pesanti residui del pensiero della “materia”[1] di insegnamento come protagonista del percorso. Fino a poco fa tutto il lavoro e tutti noi ruotavamo intorno a lei, la materia ferma, rigida, consistente, resistente al mutamento. Gli argomenti, le domande, gli appunti sul registro di classe parlavano solo della materia, nel mio caso, di italiano.  Pur sapendo della necessità di mutare rotta all’istruzione da me praticata per dirigermi a ripensare e ripensarmi in direzione dello sviluppo delle competenze, non ho mai fatto nulla in proposito. Mi trascinavo nella pigra ripetizione di quanto sapevo fare e pensare.

Poi la trasformazione. Dovuta al bisogno di calibrare la progettazione del curricolo sulla base dei criteri definiti dalla Regione: non si mena il can per l’aia, qui è necessario che ogni disciplina si dia da fare per rendere lo studente in grado di praticare la professione del corso di riferimento. Quindi, tradotto: non programmo cinque canti dell’Inferno e non valuto l’alunno in base a cosa e a quanto correttamente è riuscito ad esporre di Dante. No, affatto. Mi viene richiesto di costruire un’unità formativa che prenda in considerazione le competenze linguistiche da raggiungere per adempiere l’obbligo scolastico, poi di prendere in considerazione le abilità e le conoscenze utili allo sviluppo di quella data competenza e poi posso considerare quale aspetto della letteratura o quale tipologia di testo scritto inserire come contenuto capace di sollecitare quelle abilità e di attivare la maturazione di quella data competenza. Al centro c’è l’alunno o l’alunna ed il percorso di studi che intraprende. La disciplina in sé non regge più il gioco. Qui bisogna costruirsi un sapere fondato su di un’impostazione psicopedagogica e didattica di ampio respiro che supporti il progettare il percorso curricolare in forma quasi ribaltata rispetto a prima.

UNITA' FORMATIVA

DATI GENERALI

Titolo

 I benefici della pasta

Classe/gruppo

 1D – operatore di azienda

Tempi

 I quadrimestre/15 ore

Compito

 

 Produrre un elaborato scritto che abbia ad oggetto la descrizione di un prodotto alimentare: la pasta

Disciplina/e

 Italiano

DATI DI ESITO

Esiti di apprendimento

Produzione scritta di un elaborato descrittivo di un prodotto alimentare ai fini promozionali

Competenza/e

1.Produrre testi di vario tipo in relazione ai differenti scopi comunicativi

 

Abilità

1.1- Produrre testi corretti e adeguati nelle diverse situazioni comunicative

 

 

 

Conoscenze:

1.1.1          Analisi e parafrasi dei canti relativi al III cerchio (golosi) dell’Inferno di Dante

1.1.2          La sintassi e l’uso delle coordinate

1.1.3          La descrizione oggettiva e soggettiva

 

Qui viene progettata una unità formativa dove è dominante la competenza che si intende sviluppare o rafforzare. I cosiddetti contenuti disciplinari sono funzionali alla competenza perciò, nella geometria della funzioni, occupano un posto laterale, non centrale come in passato.

Siccome devo concorrere a rinforzare le abilità dell’alunno, relative alla competenza di adottare una forma e un tipo di testo adatto alla situazione ed allo scopo, innanzitutto gli do gli strumenti per descrivere in forma oggettiva e anche soggettiva un alimento e, siccome lo scopo è promozionale, anche gli strumenti lessicali per esaltare la composizione, le qualità e le funzioni dell’alimento (in questo caso la pasta perché stavamo simulando di lavorare presso un pastificio). Ma, in collegamento con l’aspetto pratico e operativo, lavoriamo pure su di un canto dell’Inferno di Dante dedicato al girone dei golosi. Leggendo, comprendendo e parafrasando il testo si diventa sia in grado  di esercitare l’abilità della traduzione testuale (utile per sapere interpretare i messaggi comunicativi), sia in grado di conoscere una parte fondamentale della letteratura che può essere tematicamente collegata al compito (il girone degli incontinenti, tra cui il cerchio dei golosi, è un capitolo che ha dei nessi tematici con la pasta).

Ancora più complessa è stata la costruzione delle unità di apprendimento che nascono dal concorso di tutte le discipline previste dal corso per costruire un compito per la cui realizzazione è necessario lo sviluppo di una serie di abilità distinte eppure connesse. E’ il caso della simulazione del lavoro di contabile presso un’azienda che vende fiori e piante: compilare un assegno, scrivere un messaggio informativo e tradurlo anche in francese ed inglese, emettere una fattura, conoscere la composizione chimica delle piante: sono tutti micro compiti cui partecipa il lavoro dell’area di insegnamento legata alle lingue, all’economia, all’ informatica alle scienze. Quindi, se il compito riesce, significa che quella competenza è stata acquisita nel corso delle lezioni e viene pure riutilizzata e riadattata in un contesto differente. E poi di tutto ciò, cosa resta? Cosa è di appartenenza dell’alunno? Cosa davvero ricorda? Su queste domande ci siamo costruiti la griglia di valutazione. Una difficile esperienza. Non paragonabile ad altre. Eppure, malgrado la particolarità del percorso previsto dagli IeFP, credo che il setting non si discosti poi tanto dall’impianto generale che noi tutti docenti dobbiamo imparare.

La disciplina consente di acquisire certe abilità e quindi di raggiungere certe competenze. E’ sempre stato così, ma noi insegnanti non siamo mai stati invitati fermamente a scandirne nel dettaglio i passaggi e a porci delle domande. Che cosa impara la mia alunna quando parafrasa il quinto canto del Paradiso? Non ci sono solo i contenuti. Passa altro. Ci chiediamo cosa. Ci rispondiamo. E vedremo l’impianto sotto una luce nuova. A me piace.

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[1] A proposito delle differenza etimologica e concettuale tra “materia” e “disciplina” è assai interessante la posizione di Giuseppe Bertagna secondo cui alla “materia” immutabile, scientificamente oggettiva e solida fa da contralto la “disciplina di studio” intesa come oggetto di apprendimento flessibile e soggettivo.

 

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