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Filosofia della formazione1

Riteniamo necessario presentarci ai nostri “lettori” esplicitando i presupposti teorici dai quali siamo partiti per costruire il progetto di formazione che offriamo nel portale. Tale progetto è sorto dalla riflessione intorno ai cambiamenti ampi e complessi che hanno caratterizzato la scuola italiana nell’ultimo decennio ed in particolare intorno ai seguenti elementi innovatori:

1. Il cambiamento delle prospettive psicologiche a proposito di cognizione e insegnamento/apprendimento.

Le più recenti carte programmatiche di carattere internazionale scandiscono obiettivi cognitivi di sapere, ma anche obiettivi operativi di saper fare e obiettivi di comportamento legati al saper essere e proprio su questi ultimi vogliamo soffermarci.
La diffusa crisi della società può essere superata attraverso la formazione di personalità in grado di scegliere e di decidere, di comunicare non soltanto con se stessi attraverso il pensiero, ma anche di comunicare con gli altri, con la cultura e con il mondo.
jvettriano1.jpgObiettivo dominante deve diventare l’innovazione educativa, che attraverso un clima organizzativo attento ai bisogni delle persone sia in grado di gestire i conflitti e risolvere i problemi che fanno crescere il sistema, utilizzando a pieno le risorse, facendo esplodere le aspirazioni umane, proiettando il progetto educativo oltre il presente per insegnare ed imparare il futuro.

Per poter realizzare tali finalità è necessario intendere l’alfabetizzazione non come apprendimento delle ‘cose’, ma come apprendimento del "significato delle cose" (J. Bruner),

l’esperienza non come ciò che ci lasciamo accadere ma come ciò che facciamo di quello che ci accade, le discipline come linguaggi, come metodologie di scoperta e autoproduzione (J. Bruner, E. Morin).
Se l’individuo, come sostiene J. Piaget, nell’adattamento culturale, mentre organizza se stesso organizza il mondo e compito della scuola è quello di aiutarlo nella  conquista degli aspetti assimilativi (maturazione dell’identità) ed in quelli accomodativi (conquista dell’autonomia, sviluppo della competenza), allora soltanto attraverso l’uso di un deutero-apprendimento (G. Bateson), della capacità di imparare ad imparare è possibile educare al cambiamento.
Solo allora gli obiettivi formativi potranno integrarsi con quelli cognitivi e la scuola, avendo nel suo orizzonte lo studente-soggetto, potrà attraverso l’uso della curiosità cognitiva, della capacità di meraviglia condurlo ad interrogare, ascoltare, rispettare la realtà.

Allora, quale formazione per i docenti di una siffatta scuola?

Una formazione continua, personalizzata e responsabile che accrediti professionisti in grado di decidere nella qualità come categoria vincente della complessità.

Se siamo d’accordo con una concezione naturale  della costruzione delle conoscenze, per cui gli schemi mentali si modificano attraverso un processo di ristrutturazione che implica uno sforzo di adattamento attivo, allora implichiamo una concezione dell’educazione come sistema aperto e attribuiamo alla scuola la funzione di trasmettere le strutture della società e della cultura, scegliendo tra queste le più favorevoli per lo sviluppo individuale della curiosità, della capacità di risolvere problemi o di formularne di nuovi, allora non vi è opposizione tra pensiero convergente e divergente, tra ragionamento logico e pensiero creativo.
L’influenza dei meccanismi affettivi sul pensiero è sempre presente ed è compito dell’educatore canalizzarla in senso positivo attraverso l’espressione spontanea della vita e del libero gioco delle idee che permettono la libertà del pensiero creativo.

Per contribuire alla realizzazione di una scuola così orientata è necessario possedere una cultura professionale capace di:
- coniugare i curricola con coerenti decisioni riguardanti la qualità della vita a scuola e la qualità stessa dell’esperienza di apprendimento, attraverso la promozione dell’autonomia culturale, prestando particolare attenzione ad aspetti metodologici e relazionali;
- coltivare la disponibilità ad apprendere come motivazione intrinseca, come interesse personale;
- formare personalità rendendo funzionali gli apprendimenti ai processi di formazione della persona;
- porre l’enfasi sul rapporto tra esperienza e ricostruzione culturale affinché le discipline servano per rispondere ai perché, diventando significative e motivanti per gli alunni.

Il dibattito scientifico contemporaneo parla di “scienze aperte a comprendere” (E. Morin), dove il significato letterale del termine com-prendere specifica “il prendere insieme”, la ricerca della relazione per comunicare, lo scambio consapevole ed efficace di conoscenze, competenze, esperienze al fine di imparare quel “saper essere” indispensabile al raggiungimento di  obiettivi, non solo di tipo informativo, ma anche di carattere complessivo.

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