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In memoria del mio amico Giorgio Musitelli

8 maggio 2017

 

Sono passati dodici anni.

Ogni tanto ti penso e mi chiedo: tu, un pioniere delle tecnologie, come avresti reagito a tutto quello che è accaduto in questi dodici anni da quando te ne sei andato?

Ti voglio raccontare quello che è avvenuto da quando non sei più qui.

Facebook allora era agli albori e tu eri così impegnato a vivere che non hai fatto in tempo ad interessarsene.

Ora siamo tutti social: tralasciando gli aspetti ludici dello strumento, nel nostro ambiente, migliaia di gruppi che presumono di parlare di scuola, centinaia di persone che intervengono, tutti esperti di tutto.

Decine di autoproclamantesi “maestri” che celebrano incessantemente se stessi esibendo come azioni pedagogiche fuori dal comune, comportamenti, che la maggior parte degli “educatori silenziosi” agiscono senza presuntuosa solennità nel consueto quotidiano.

Mediocrità, individualismo, insolenza, sgarbataggine imperversano in questi luoghi sociali e, anche quando qualcuno ci si impegna, resta impegolato in circoli viziosi che permangono il tempo di un click, per poi scomparire senza evolversi in propositi concreti e prese di posizione significanti.

Ti saresti divertito.

Il tuo gusto per la polemica e l'arte della retorica che possedevi e usavi con maestria ti avrebbe fatto stare sveglio la notte, come quando costruimmo lo spazio virtuale per i 180 tutor milanesi degli 11.023 neoassunti del 2001 e ci ritrovammo a chattare, per l’appunto la notte,  con decine di docenti appassionati e entusiasti  che volevano, a tutti i costi, dire la loro in quello spazio allora futuristico (erano solo una chat e un forum) e ora superato.

Il web 2.0 non era ancora esploso e anche questo ti sei perso insieme alle sue infinite possibilità.

Ora potresti velocemente smontare e rimontare spezzoni di film, di musica e costruire mix di immagini, suoni, parole, con le quali  eri davvero abile,  senza lavorare su VHS,  moviole e aggeggi vari come facevi per preparare suggestive presentazioni che anche coloro che potrebbero essere i tuoi allievi, oggi, sono in grado di  montare con la complicità invadente della tecnologia.

Ricordo la tua meticolosità e la tua precisione nel cercare, selezionare, costruire oggetti che rappresentassero la tua raffinata cultura e la tua prorompente e ritrosa sensibilità.

L'ultima immagine che ho di te sul lavoro è la tua faccia orgogliosa e compiaciuta, in un elegante completo, quando ti vidi il 14 aprile 2005, giorno del convegno “La pratica dell'intelligenza nell'impresa e nell'insegnamento”, discendere le scale della sala che avrebbe ospitato il seminario,  con un allegro papillon che sfoggiavi come simbolo dell'importanza della giornata.

Dimagrito, visibilmente sofferente ma raggiante e orgoglioso  di avere realizzato il tuo sogno: Derrick De Kerckhove e  Pierre Levy riuniti, per merito tuo,  a Milano in un convegno che parlava di scuola, di intelligenza, di tecnologia e di futuro.

Te ne andasti dal convegno appagato.

Dopo breve tempo te ne andasti anche dalla vita che sapevi da sempre ti avrebbe abbandonato presto e per la quale ti sei impegnato a fondo per viverla con passione, tenacia e determinazione il più intensamente possibile.

Ed è proprio la tua passione che sono certa avresti impegnato con ostinazione e testardaggine per effonderti in tutte le novità tecnologiche che ti hanno succeduto e che non hai potuto conoscere e sperimentare.

Ti penso sereno in un luogo dove, quando hai voglia, solo quando hai voglia, con la stessa eccellenza terenna, ti accompagni con la tua chitarra, cantando De Andrè.

Ciao Giorgio.

 

Patrizia

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