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La didattica laboratoriale per imparare la complessità della società odierna

di Patrizia Appari

 

Una metodologia con radici lontane

La didattica laboratoriale, o meglio la metodologia dei laboratori è stata oggetto, negli anni passati, di una profonda elaborazione teorica.

La didattica laboratoriale prevede la realizzazione di contesti efficaci dal punto di vista della relazione, dei luoghi, degli strumenti e dei materiali usati per lo sviluppo dei processi formativi, questi contesti di apprendimento, i "laboratori", dovrebbero avere come esito prodotti significativamente rilevanti e essere caratterizzati da situazioni formative operative, dove la competenza da acquisire è il risultato di una pratica e di una riflessione e di una interiorizzazione del processo di apprendimento laboratoriale.

Questa metodologia si prefigge di coinvolgere docenti e studenti in un processo di costruzione delle conoscenze e di sviluppo di abilità e competenze che tengano conto delle variabili che influenzano i processi di insegnamento-apprendimento: le modalità con le quali il materiale da apprendere viene strutturato; le interazioni che si svolgono tra allievo e ambiente; le caratteristiche personali dell’allievo (ad esempio i processi e le strategie usate di preferenza per la risoluzione di un compito); gli strumenti di valutazione.

La didattica laboratoriale presuppone, per antonomasia, l’uso della metodologia della ricerca, pertanto intende il laboratorio non solo come uno spazio fisico attrezzato in maniera specifica ai fini di una determinata produzione, ma come situazione, come modalità di lavoro, anche in aula, dove docenti ed allievi progettano, sperimentano, ricercano agendo la loro fantasia e la loro creatività.

Nella didattica laboratoriale l'enfasi si pone sulla relazione educativa (dalla trasmissione/riproduzione della conoscenza alla costruzione della conoscenza); sulla motivazione, sulla curiosità, sulla partecipazione, sulla problematizzazione; sull'apprendimento personalizzato e l'uso degli stili cognitivi e della metacognizione; sul metodo della ricerca; sulla socializzazione e  sulla solidarietà.

I riferimenti teorici che avvalorano la necessità dell'uso della didattica laboratoriale come metodologia in grado di portare sostanziali modifiche ai fini dei risultati di apprendimento sono riscontrabili nelle teorie di insigni pedagogisti: la valorizzare della relazione tra apprendere e fare (J. Dewey); l'inseparabilità tra riflessione, linguaggio e azione (J. B. Bruner); l’elaborazione, ri-costruire delle conoscenze, l’imparare ad imparare nel laboratorio quale sede privilegiata per la scoperta, l'osservazione, la ricerca-azione intorno ai fatti culturali (F. Frabboni); l’integrazione delle opportunità offerte dalla scuola con quelle offerte dall'extrascuola. Francesco De Bartolomeis intendeva infatti il laboratorio come opportunità della quale la scuola deve avvalersi per tornare alla realtà e ai suoi problemi.

La metodologia dei laboratori è dunque l'occasione per ridisegnare stili di insegnamento e di apprendimento, in quanto costringe l'insegnante a padroneggiare le procedure per guidare gli allievi a scoprire e padroneggiare, a loro volta, stili, modi, strategie di apprendimento. Essa vede, secondo le necessità, il docente come facilitatore, negoziatore, propositore, risorsa in grado di garantire la tenuta del processo di apprendimento del singolo e del gruppo.

  Il laboratorio come luogo di innovazione didattica

Anche se la metodologia dei laboratori ha radici lontane non risulta essere una modalità di lavoro molto diffusa nella scuola italiana. Essa si presenta ancora oggi come un motivo imprescindibile per superare tradizionali pratiche di insegnamento/apprendimento, per condurre al superamento di concezioni ancora fortemente radicate nella nostra tradizione scolastica.

La prima: un unico percorso metodologico non può essere efficace per tutti gli allievi di una classe, nella quale esistono stili cognitivi, caratteristiche personali e contesti di provenienza differenti.

La seconda: la vita intellettuale di una persona non si risolve esclusivamente attraverso l'attività teoretica fondata sulla parola, sul libro. Il fare e l'agire devono diventare aspetti altrettanto salienti dell'azione educativa, non episodici o semplicemente a supporto del sapere teorico.

La terza: la predominanza  delle logiche della quantità su quelle della qualità dei contenuti. E' indispensabile che il docente sappia scegliere gli aspetti del sapere intorno ai quali gli allievi possano costruire  le proprie rappresentazioni della realtà dotandole di senso, attraverso tempi scolastici anche inferiori, ma significativi e motivanti.

Ciascuna istituzione scolastica, agendo la propria autonomia, può individuare tempi, contenuti, modalità, orientamenti educativi e pedagogici che facilitino l'apprendimento pratico e situato per costruire esperienze in grado di coniugare il sapere con il fare. Nell’attività di insegnamento/apprendimento non è possibile non prestare attenzione ai processi considerandone solo i suoi risultati.

La pratica del laboratorio rende indispensabile la particolare cura nella progettazione dell’intero percorso didattico e richiede attenzione ad una serie di azioni che lo realizzano nella sua complessità:
- l’elaborazione di indicazioni didattiche differenziate, adatte alle caratteristiche cognitive dei singoli alunni: diversi stili cognitivi, diversi modi di apprendimento, diverse intelligenze che apprendono in modi distinti;

- l’individuazione e l’indicazione di modalità flessibili di accesso e di utilizzazione delle conoscenze acquisite;

- la costruire delle concettualità di base necessarie a comprendere schemi più complessi che possano dare origine a percorsi interdisciplinari e transdisciplinari;

- la diversificazione delle metodologie di insegnamento e di valutazione rispetto alle modalità di apprendimento del singolo.

Le teorie sottese a tali concezioni dell’apprendimento si esplicano nella didattica laboratoriale che interpreta il laboratorio come un principio trasversale alla didattica, come una metodologia didattica, che coinvolge attivamente insegnanti e studenti in percorsi di ricerca, spostando la centralità dall’insegnamento all’apprendimento e quindi dal “programma/contenuto” all’allievo.

Se il laboratorio viene inteso come una pratica del fare, allora lo studente diventa protagonista di un processo di costruzione di conoscenze che gli permettono di essere coinvolto in una situazione collettiva di scambio comunicativo tra pari; di rielaborare conoscenza attraverso l’esperienza diretta; di costruire un apprendimento significativo, dovendo trovare soluzioni a situazioni problematiche; di vivere la vicenda scolastica attraverso l’esperienza di emozioni positive; di essere consapevole del proprio modo di imparare attraverso il confronto e la valutazione delle proprie idee.

  Le dimensioni caratterizzanti del laboratorio

Il laboratorio è un’aula attrezzata con volumi, documenti, strumenti, materiali e sussidi multimediali, a cui si aggiunge la produzione che via via viene elaborata durante l’attività didattica della singola scuola, ma il laboratorio è soprattutto una scelta metodologica che coinvolge insegnanti e studenti: la didattica laboratoriale si basa sullo scambio intersoggettivo tra studenti e docenti attraverso una modalità di lavoro cooperativo. Esso ha come obiettivo l’acquisizione da parte degli studenti di conoscenze, metodologie, abilità, competenze didatticamente misurabili. L’insegnanteè un ricercatore che progetta l’attività di ricerca in funzione del processo educativo e formativo dei suoi allievi. nel laboratorio

Il laboratorio è principalmente un luogo mentale, una forma mentis, una pratica del fare che valorizza la centralità dell’allievo, pone l’enfasi sul processo di apprendimento e mette in stretta relazione l’attività sperimentale degli allievi con le competenze dei docenti.

In esso non si insegna e/o si impara, ma “si fa”, si sperimenta operativamente, ci si confronta concettualmente con la problematicità dei processi, con la complessità dei saperi. Le attività laboratoriali devono essere: progettate, concrete, aperte all'interpretazione e orientate ai risultati.

Il laboratorio è anche un luogo fisico. Può realizzarsi in spazi di apprendimento/relazione posti sia dentro la scuola (atelier, biblioteche, mediateche, ludoteche, palestre, ecc.), sia fuori dei suoi cancelli, in luoghi specializzati (le teche, i parchi, i musei, ecc.).

Nel laboratorio si privilegia l'aspetto euristico, il laboratorio è "un'officina di metodo", dove non è possibile offrire apprendimenti preconfezionati, dove si progettano e sperimentano i propri progetti didattici a base interdisciplinare, dove, come sostiene Franco Frabboni, si ricercano e ritrovano le motivazioni infantili e adolescenziali depauperate dai media.

Il laboratorio è uno spazio di comunicazione: per dare cittadinanza ai linguaggi verbali e non verbali.

Il laboratorio è uno spazio di personalizzazione per sviluppare autosufficienza, autostima, autonomia culturale e emotiva, partecipazione.

Il laboratorio è uno spazio di esplorazione e di creatività.

Il laboratorio è uno spazio di socializzazione: per valorizzare attività strutturali individuali, di peer-tutoring, di cooperazione attraverso intenzionali momenti interattivi che ritrovano la cooperazione, l'impegno, la solidarietà tra generi, età, etnie diversi.

Quando la metodologia dei laboratori diventa il motivo regolatore di una scuola, la progettazione organizzativa deve trovare il proprio fondamento nelle scelte didattico-educative conseguenti l’analisi delle esigenze formative dell’utenza. L’assetto organizzativo e l’orario assumono come dimensione l’intero anno scolastico, la gestione annuale del fabbisogno di risorse orarie e di organico è funzionale al principio della flessibilità,  la scuola gestisce in modo integrato le risorse del territorio. Il sistema mette a disposizione spazi, materiali, attrezzature, metodologie, esperti…. La competenza professionale è necessaria. Essa è fatta di conoscenze, di abilità, di comportamenti. Nei laboratori l’insegnante mette conoscenze ed abilità al servizio degli studenti, è un ricercatore che li aiuta a impostare, condurre e valutare ricerche, a progredire nella collaborazione, nell’uso sociale delle relazioni.

La didattica laboratoriale è un percorso che rende possibile l'offerta di contesti che considerino i vissuti degli studenti, le loro esperienze, la storia con gli altri attraverso forme di lavoro che valorizzano potenzialità, capacità e competenze per imparare la complessità dell'odierna società, attraverso lo studio delle discipline, la risoluzione dei problemi, la previsione di argomentazioni, la comunicazione.

 

 

Bibliografia

De Bartolomeis F., Il sistema dei laboratori, per una scuola nuova necessaria e possibile", Feltrinelli, 1978; Sibilio M., Il laboratorio come percorso formativo, Elissi, 2002; Margiotta U., La scuola dei talenti. Modularità didattica e Modulazione degli apprendimenti, Armando, Roma 2003; Mattozzi I., La didattica laboratoriale nella modularità e nel curricolo di storia in Paolo Bernardi (a cura di), Insegnare storia con le situazioni-problema, Quaderno di CLIO'92 n.4 del febbraio 2004; Frabboni F., Il laboratorio, Laterza, Bari, 2004 Faudella, P. − Truffo, L. I laboratori a scuola. Una risorsa per imparare. Con CD-ROM, Roma, Carocci, 2005; Truffo L., Fadella P. , I laboratori a scuola, Roma, Carrocci, 2005

da L'Educatore - AnnoLVI  - n. 11

 

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